Iconica e rivoluzionaria: Frida Kahlo

Nel giorno della festa della donna, esce il primo articolo del blog firmato lacritichina. Ho pensato molto circa quale sarebbe stato il primissimo argomento da trattare, poi ho fatto semplicemente 2+2 e la scelta è stata semplice: Frida.

Frida Kahlo è oggi una delle artiste più conosciute e amate dal pubblico di tutto il mondo e i recenti “venti” femministi che hanno trovato largo respiro nella letteratura per bambine fanno di questa pittrice messicana l’anti principessa per eccellenza.

Credo che la sua arte possa catturare facilmente l’attenzione dei nostri bimbi, i quali, seppur non coglieranno le sfumature più profonde legate agli elementi simbolici che animano le sue tele (come ad esempio i molti i richiami alla mitologia messicana), resteranno stupiti di fronte all’immediatezza della sua arte così “colorata” e alla sfrontatezza di alcuni dettagli un pò macabri.

Punto di partenza è stato un libro preso in prestito presso la biblioteca civica di Rimini, “Frida Kahlo per bambine e bambini” di Nadia Fink, editoria Chirimbote e Rapsodia edizioni, 2015.

Chi era Frida Kahlo?

Una pittrice messicana del secolo scorso che, nonostante la vita turbolenta, affrontò con coraggio tutti gli ostacoli che incontrò lungo il suo percorso. Ecco perchè mi piace l’idea di legare il suo nome al primo articolo del blog che esce in concomitanza con la festa della donna, perchè lei non mollò mai, nonostante le sfighe; e perchè il suo è uno dei pochi nomi di artiste femminili che si ricordano nella storia dell’arte del passato. Eccezion fatta per Artemisia Genitleschi che però non sono nemmeno così sicura che sia conosciuta dai più.

Torniamo alla nostra Frida che, come vi dicevo, ebbe diverse sfortune, come quando a soli 6 anni si ammalò di poliomielite e ciò le provocò uno scorretto sviluppo delle gambe. La destra rimase più corta e fu il motivo per cui zoppicò per tutta la vita e indossò spesso i pantaloni, roba che, all’epoca, era assolutamente strana per una femmina, non come oggi. Esistono diverse fotografie di famiglia che la ritraggono vestita da uomo e sappiamo che sua mamma la rimproverava spesso per il suo essere così ribelle.

A 18 anni, invece, fu coinvolta in un incidente d’autobus che le ruppe la schiena, la gamba sinistra e le spezzò il bacino. Fu costretta a letto per diverso tempo (aveva un corpetto rigido che le immobilizzava il busto), e sua mamma per aiutarla a trascorrere meglio quelle lunghe giornate di degenza, ben pensò di appenderle uno specchio sopra il letto per consentirle di vedere qualcosa da dipingere, la sua immagine. Moltissimi dei suoi autoritratti sono nati così e pensate che è proprio questo triste evento che diede il via a quella che è la tematica principale di tutta la sua pittura: la rappresentazione pittorica di sè, cioè l’autoritratto.

Cos’è un autoritratto? E’ un ritratto che un artista fa di se stesso.

Immaginate di non avere un cellulare per scattarvi un selfie e di dover utilizzare un foglio e una matita per catturare la vostra immagine.

lacritichina docet

Dopo tanti mesi trascorsi a letto Frida si riprese e decise di far vedere i suoi quadri a qualcuno che potesse darle un’opinione, quel qualcuno era Diego Rivera, un artista che attraverso le sue opere raccontava le vicende del suo popolo in piena rivoluzione.

Cosa significa rivoluzione? Quando le cose non vanno e molte persone si uniscono per cercare di cambiarle.

Tra il 1910 e il 1930 circa, in Messico ci fu una delle rivoluzioni maggiori del Novecento. Questa lotta vide lo scontro tra i latifondisti e i proprietari terrieri contro i braccianti, detti in messicano peones (i protagonisti delle opere di Diego), brutalmente sfruttati e ovviamente sottopagati.

Sono questi lavoratori in lotta per cambiare il Messico e il mondo che Rivera dipingeva sui suoi grandi murales che trovavano spazio negli edifici pubblici come: scuole, teatri e palazzi del governo.

Cos’è un murales? E’ un dipinto realizzato su di un muro, che sia una parete o un soffitto, ad esempio. Questo tipo di arte si è evoluta nel tempo e oggi comprende un filone chiamato STREET ART.

Diego rimase molto colpito dai dipinti di Frida e anche da lei. I due si amarono molto e si sposarono non una ma ben due volte. Vedo già gli occhi a cuoricino di molte bimbe… Ma come ve lo dico adesso che il loro rapporto fu burrascoso e che Diego era uno a cui piaceva avere più donne? E che Frida in tutta risposta ebbe allo stesso modo altri compagni e in alcuni casi anche qualche amica speciale?

Eh dai, mamme, non strabuzzate gli occhi, è così. Tenete presente del momento storico politico in cui i due vissero, un momento di cambiamenti estremi duranti i quali tutto doveva essere messo sottosopra. Pure l’amore.

Penserete che questi fatti della vita di Frida, o di ciò che successe attorno lei, siano irrilevanti e invece non è assolutamente così.

Ricordatevi che per apprezzare in toto un artista è necessario conoscerne la vita, perchè è da essa che nasce l’ispirazione PRIMA. Nella storia dell’arte è importante contestualizzare e ciò significa andare oltre la mera osservazione dell’opera per immergersi totalmente nel mondo di chi l’ha creata.

lacritichina docet

L’arte di Frida vista attraverso gli occhi di Ale

Prima di iniziare la stesura di questo articolo, ho mostrato ad Ale i libri che avevo in casa che parlavano di questa stramba artista messicana. Ci siamo stesi sul tappeto, a pancia in giù, e abbiamo cominciato a sfogliare prima un testo e poi l’altro, facendo scorrere le pagine un pò a caso e chiacchierando. Gli ho raccontato grosso modo chi era Frida, come si era avvicinata alla pittura grazie alla passione del suo papà, del suo amore grandissimo per Diego, delle sfortune che ebbe come l’incidente sull’autobus che le portò non pochi problemi come il fatto che non potè avere bambini ma che, tutto sommato, aveva avuto un grande coraggio perchè aveva vissuto una vita piena e che a me piaceva tanto perchè era stata una GRANDE.

Ho lasciato che fosse Ale a scegliere quale immagine di cui parlare. La sua manina curiosa si è fermata in prossimità della raffigurazione di un’opera intitolata “L’autobus” (1929), che rappresenta il tragico incidente di cui lei fu protagonista e che la costrinse per diversi mesi al riposo forzato nel letto. E’ a partire da questo momento che nascono i famosi autoritratti di Frida, qua e là animati da animali di vario genere come scimmie, pappagalli e cani. Non credo sia un caso questo, Ale era attentissimo mentre gli raccontavo questo episodio della vita della pittrice. E’ un’opera che vede raffigurati uomini e donne sedute sul pullman. Ale tra loro ha intravisto subito la “mamma”, guarda un pò, che è la figura vestita di arancione che, sotto le pieghe dello scialle tiene in braccio un bambino. Altri personaggi animano la scena ma lui non se n’è preoccupato più di tanto; ha raccontato che si vede che sono sull’autobus perchè sono seduti e dietro si vede la città. Questo è ciò che ha captato lui.

“Lautobus”, 1929, olio su tela, 26X55,5 cm, Città del Messico, museo Dolores Olmedo Patino
Mi piace molto quella di Helga Prignitz-Poda riportata nel catalogo Skira della mostra dedicata alla Kahlo che si tenne a Milano nel 2014, la quale sostiene che vi siano rappresentate le persone che gravitavano attorno alla pittrice in quegli anni: la "mamma" sarebbe Tina Modotti, fotografa e amica "speciale" di Frida; l'uomo in abiti eleganti potrebbe essere un mecenate americano di Diego Rivera, il cui status da ricco è evocato dal sacchetto con i soldi che tiene in mano; accanto a lui troviamo una figura femminile con la sciarpa mossa dal vento e in questa donna la studiosa riconosce la pittrice stessa; a sinistra, a chiudere il "parterre", ci sarebbe Rivera, vestito da operaio, con la tuta blu e il berretto e, accanto a lui, l'ex moglie dell'artista.

La seconda immagine sulla quale cade l’occhio di Ale è “Ospedale Henry Ford” (1932) e, aiuto! non è stato per niente facile spiegargliela.

“Cosa vedi Ale?” gli ho chiesto e lui ha risposto “Un bambino. E’ la mamma che ha avuto Achille”.

Aspetto un attimo e lo aiuto a vedere alcuni particolari che, evidentemente, non ha colto, come: le lacrime sul viso di questa signora, che indicano che non è molto felice. Gli altri elementi sono un pò più difficili da comprendere, a parte l’orchidea appassita che è un’immagine che richiama facilmente alla morte. Li tralascio e andiamo avanti.

“Ospedale Henry Ford”, 1932, olio su metallo, 30,5 X 38 cm, città del Messico, Museo Dolores Patino

La terza immagine su cui si sofferma la sua attenzione è “La colonna spezzata” (1944), un’opera che lascia davvero poco all’immaginazione. E’ una rappresentazione dello stato emotivo dell’artista in un suo momento davvero NO. In quegli anni, infatti, la sua salute e le condizioni della sua schiena peggiorarono notevolmente anche dopo una serie di operazioni chirurgiche a cui si sottopose per cercare di porre rimedio alle dolorose conseguenze del famoso incidente sull’autobus. Ciò che balza subito agli occhi è il corpo tagliato a metà da una colonna, il suo corpo punzecchiato dai chiodi e le numerose lacrime che le solcano il viso. Con Ale ci siamo soffermati un pò a riflettere circa l’emozione che voleva rappresentare la Kahlo con questa raffigurazione e, nonostante le numerose domande sul perchè avesse:

“…una colonna che la divideva a metà e quelle specie di bende che di solito portano le mummie…” dice. Mi stupisce questa sua affermazione e gli chiedo cosa ne sa lui delle mummie, risponde di averle viste in un cartone.

Conversazioni tra mamma e figlio
“La colonna spezzata”, 1944, olio su tela riportata su masonite, 40 X 30,5 cm, Città del Messico, Museo Dolores Olmedo Patino

In finale, siamo giunti alla considerazione che questa signora dovette soffrire parecchio in vita e che, le sue opere, così immediate e sfrontate, ne sono una chiara testimonianza. A controbilanciare quest’immagine così sofferente ci sono i racconti della nipote dell’artista, Guadalupe Rivera, la quale scrive che Frida era una donna allegra e che amava cantare.

Personalmente amo i suoi lavori, così affascinanti, così come dovette essere anche la sua vita, piena di passione e di amore per il suo Diego, per la fotografa Tina Modotti e per l’arte in generale. I colori pieni, le figure marcate, i continui richiami alla mitologia messicana, agli aztechi, al mondo della morte e della vita.

Di Frida, oggi, trovate di tutto un pò. E’ un brand vero e proprio corredato di oggetti di vario tipo e forma: tazze, tazzine, specchi, collane, orecchini, valigie, vestiti; e chi più ne ha più ne metta.

Iconica come poche, pochissime artiste del passato, forse l’unica, Frida Kahlo ha saputo “arrivare” fino ai giorni nostri, senza “invecchiare”. Chissà se di lei ne parleranno ancora le generazioni future? Il mio Ale sicuramente sì.

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