A spasso per Rimini. Il Tempio Malatestiano

Parto subito con una confessione: prima di incontrare il mio compagno, a Rimini non ci ero mai stata. Vi dirò di più, l’ho sempre snobbata, considerandola una località balneare per ragazzini e, onestamente, legata al turismo dell’epoca dei nostri genitori. Non mi attirava per niente e non pensavo minimamente che fosse così bella. Scommetto che moltissimi di voi hanno lo stesso pregiudizio nei confronti di questa città. E’ per questo motivo quindi, che ho pensato di dedicare un’intera rubrica alle bellezze storico-artistiche riminesi e sono sicura che quando finirò di decantare le sue meraviglie, riuscirò ad incuriosire anche gli scettici.

Io di Rimini conoscevo solo il Tempio Malatestiano. Vi giuro! Mi vergogno anche un pò a dirvelo, ma è la verità! Penserete che è impossibile visti i miei studi e invece…

Non starò qui a raccontarvi la rava e la fava della storia del Duomo ma vi parlo della nostra visita, di cosa è piaciuto al mio Ale e di quello che secondo me potrà piacere ai vostri bambini.

L’edificio religioso si trova in pieno centro storico, a due passi da piazza Tre Martiri andando verso la stazione dei treni che dista dieci minuti a piedi. E’ anche molto vicino alla fermata dell’autobus risultando così facilmente raggiungibile per chi decide di utilizzare i mezzi pubblici per venire in gita nella nostra città.

Noi ci siamo passati davanti in un sacco di occasioni, ma una mattina della scorsa settimana ci siamo entrati per la prima volta insieme: io, Ale e Achille. Erano quasi le undici e la chiesa al suo interno era vuota, non scherzo. Nessuna celebrazione in corso e nessun fedele seduto a pregare. C’era un silenzio quasi tombale; fortuna che Achille dormiva se no addio visita.

Con Ale abbiamo fatto quattro passi lungo la navata e, giunti quasi in prossimità dell’altare, mi ha chiesto chi fosse quel signore sulla croce. Indicava il Crocifisso trecentesco di Giotto che si trova appeso nell’abside, proprio dietro l’altare. Lui conosce Gesù ma l’ha sempre visto bambino, mai grande. Mi ha stupito perchè pensavo lo riconoscesse. E invece no.

Da quando ho intrapreso questo progetto di avvicinare i miei bambini al mondo dell’arte ho capito che ci sono tante cose che diamo per scontate quando in realtà non lo sono per niente.

L’ho accompagnato poi all’affresco di Piero della Francesca (1451), per mostrargli il volto di questo signore dal nome strano che un tempo fu il signore di Rimini e, lui, si è avvicinato piano piano per scrutarne meglio i dettagli. Così come fu per Leon Battista Alberti anche la presenza di Piero della Francesca in città sottolinea l’importanza dei Malatesta all’epoca e ovviamente del loro importante status sociale. Fu un momento di grande splendore per la famiglia di Sigismondo e per Rimini stessa.

“Mamma, ma io non vedo l’uomo di cui mi hai parlato tu. Quello lì in ginocchio ha i capelli come le donne!” ha esclamato Ale. Che ridere!

La persona in questione è Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini tra il 1432 e il 1468 e, così come si soleva fare, le sue iniziali ornano tutto l’edificio insieme ad altre figure come la rosa e l’elefante, simboli a cui la sua casata era legata e che si ripetono spesso nella decorazione sia interna sia esterna della chiesa.

L’insieme decorativo del Duomo di Rimini è abbastanza dispersivo e tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che la continua ricerca di auto celebrazione della casata Malatesta si avvicina più ad una cultura di tipo pagano, che ad un tributo alla cristianità. Per questo motivo la chiesa è meglio conosciuta con la denominazione di tempio che subito riporta alla nostra mente i luoghi di culto degli antichi dei pagani (ad esempio l’acropoli di Atene).

Ad uno sguardo attento l’edificio presenta una commistione di stili e contrasti tra interno ed esterno, tra una cappella e l’altra che possono lasciare interdetto il visitatore e lo possono confondere. Tuttavia questi cambi di rotta stilistici sono assai importanti per la storia del Duomo stesso.

La chiesa, a mio modesto parere, merita di essere vista per queste tre caratteristiche:

  1. la facciata rinascimentale ideata da Leon Battista Alberti, architetto assai noto e ricercato in epoca rinascimentale;
  2. l’affresco di Piero della Francesca, custodito al suo interno nell’ultima cappella di destra;
  3. il crocifisso di Giotto (1301-1302), in quanto unica testimonianza della decorazione pittorica che ornava la chiesa duecentesca di San Francesco che vi era prima al posto del Duomo.

Da un punto di vista storico-artistico, il Duomo merita tutto e, sicuramente, al visitatore più preparato piacerà entrare maggiormente nei dettagli, approfondendo queste piccole dritte che vi ho lasciato. Io, per esempio, vorrei certamente saperne di più, se fossi una turista in vacanza a Rimini e fossi da sola, senza bimbi al seguito intendo dire.

Alla domanda: "Ale cosa ti è piaciuto di più?" 
lui risponde: "Tutti quei nomi... 
Quelli scritti in quella chiesina piccola!"

La chiesina piccola a cui si riferisce lui è una cappella, la seconda sulla destra entrando dal portone del Duomo e, i nomi di cui parla, sono quelli incisi a bassorilievo lungo le pareti che commemorano coloro che persero la vita in guerra. Per questo motivo è detta cappella dei Caduti.

Ad Ale di questa breve visita è rimasta impressa solo quella sfilza di nomi nella chiesina, come la chiama lui, e di Sigismondo che comandava Rimini come fosse un re, di Leon Battista Alberti che costruiva chiese, di Giotto che faceva i Gesù da grandi o di Piero che dipingeva sul muro come ha fatto il suo papà quella volta che gli ha “…colorato la cameretta” non gli è interessato granché!

Questo per farvi capire che se venite a Rimini il Duomo va visto assolutamente. Sarebbe un pò come andare a Parigi e non vedere Notre Dame. Vi capisco però se state pensando che il giro delle chiese non sia proprio un tour consono ad una famiglia con bambini piccoli come i miei. Non me ne vogliano gli storici dell’arte più attenti…ma è così.

D’altro canto, come vi dicevo nella presentazione del blog, ho iniziato questo progetto per cercare di avvicinare i miei bambini all’arte, Ale sopratutto perché Achille è ancora troppo piccolo per capire. Lo sto facendo a piccoli passi, mostrando rispetto per i suoi gusti e assecondando le sue curiosità, non le mie.

Questa è la prima tappa della Rimini storica che voglio mostrarvi ma c’è ancora moltissimo da scovare.

Restate con noi se volete saperne di più e soprattutto se siete curiosi di scoprire quale sarà la nostra prossima meta in città. Allarme Coronavirus permettendo. e dai, ridiamoci su!

Alla prossima!

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