Pablo Picasso l’artista che voleva dipingere come un bambino

Continua la quarantena e di conseguenza il nostro STARE A CASA. Ormai ce ne siamo fatti una ragione e occupiamo il tanto tempo a nostra disposizione nei modi più disparati: giocando, cucinando, leggendo e imparando cose nuove.

Con Alessandro, in questi giorni, stiamo leggendo un libro dedicato al grande artista spagnolo Pablo Picasso e stiamo cercando di approfondire il suo modo così rivoluzionario di concepire l’arte.

Il libro su Picasso è stato l’unico ad aver suscitato sin da subito grande interesse in lui. Credo perchè si tratti di un testo davvero a prova di bambino, con tanti inserti da poter toccare e osservare, qualche pop up qua e là e finestrelle da aprire e chiudere. E’ un testo molto accattivante. Si tratta di “Guarda che artista! Pablo Picasso” di Patricia Geis edito da Franco Cosimo Panini e lo trovate in vendita anche on line http://www.francopaniniragazzi.it

Chi era Pablo Ruiz Picasso?

Pablo Picasso era un bambino molto bravo a disegnare; merito forse del padre che oltre ad essere un pittore era anche un insegnante presso la scuola d’arte di Malaga, città dove vivevano. I primi approcci al mondo dell’arte del giovane Pablo sono in collaborazione con il suo papà che, spesso, data la sua straordinaria capacità, si faceva aiutare dal figlio nella realizzazione dei particolari di alcuni suoi lavori.

Alcune delle primissime opere dipinte da Picasso

Osservando queste immagini che raffigurano i primi lavori eseguiti dall'artista è facile capire perché il padre, in diverse occasioni, si sia fatto aiutare da lui.

Crescendo Picasso si staccò sempre più dalla figura paterna, sviluppando uno stile assolutamente personale che alimentò anche grazie alla conoscenza di realtà artistiche diverse, conosciute prima a Barcellona e poi a Parigi.

E’ soprattutto Parigi ad influenzarlo. E’ ricca di stimoli, è una città viva, la gente esce e si diverte. Così fa anche Picasso. Frequenta le osterie, va al circo e alle mostre, conosce diversi collezionisti e mercanti, oltre ad entrare in contatto con gli artisti più innovativi dell’epoca.

Uno di questi artisti è George Braque insieme al quale, Picasso, sperimenta un nuovo modo di dipingere, molto lontano da quello tradizionale: il cubismo.

Cos’è il cubismo? E’ un movimento artistico ispirato a due concetti principali: 1) all’idea di voler rappresentare le cose come se le guardassimo contemporaneamente da più punti di vista: da sopra, da sotto, di lato, da dietro; 2) alla riduzione di ciò che li circonda a pure forme geometriche: quadrato, rettangolo, cerchio, triangolo, ecc.

Il cubismo in parole spicciole. Se osserviamo quello che c’è intorno a noi possiamo facilmente constatare che ogni cosa è riconducibile ad una forma geometrica: il bicchiere è un cilindro (cerchio), la televisione è un quadrilatero (rettangolo), lo scatolone dei giochi è un cubo (quadrato), e così via.

Sappiamo che il nostro amico Pablo non si accontentava mai, era un artista iper attivo, instancabile. Passò attraverso diverse tecniche con abilità e maestria; non solo pittura ma anche scultura, disegno, grafica, ecc. Era sempre alla ricerca di stimoli, e tutto ciò che di nuovo conosceva lo rielaborava facendolo suo traducendolo nella sua arte. Dall’espressionismo tedesco scaturisce l’incisiva linea nera con la quale delinea i soggetti delle sue opere; dall’arte africana derivano i volti di molte sue figure che sono spesso ridotti a maschere dal sapore primitivo.

Per semplicità potremmo racchiudere l’evoluzione artistica di Picasso in quattro grandi momenti:

  1. periodo blu perchè il blu è il colore che contraddistingue le opere di questi suoi primi anni di lavoro. Anni incerti e tristi, durante i quali non guadagna granché e teme di non avere i soldi per vivere;
  2. periodo rosa poiché è questo il colore predominante dei suoi lavori e richiama alla mente la tenerezza, la dolcezza. Le cose vanno meglio per l’artista e i personaggi che animano le sue tele si rallegrano un pochino;
  3. il periodo africano dove forte è l’influenza dell’arte primitiva;
  4. il periodo cubista.

L’arte di Picasso vista attraverso gli occhi di Ale

Come vi dicevo in apertura dell’articolo, questo libro è piaciuto moltissimo al mio Ale, che si è divertito un casino a sfogliarlo, a commentarlo e ad utilizzare i diversi “strumenti” messi a disposizione.

La chitarra protagonista di alcune tele di Picasso è diventata un elemento pop up

Le “figurine” di Olga, una delle donne amate dall’artista, ritratta in tre momenti differenti della vita di Picasso e in tre stili diversi

Il primitivismo di derivazione africana che caratterizza alcune opere di Picasso diventa una maschera da poter indossare

Spiegare l’arte picassiana ad un bambino dell’età di Ale è stata una bella sfida. Ammetto che non è stato per nulla facile. Alla base della sua ricerca artistica ci sono così tanti concetti che sono stati stravolti che, prima di comprenderli nella nuova forma attribuitagli dal pittore, bisogna conoscerli nella loro dimensione originaria. Tale conoscenza è ovviamente prematura per un bambino di cinque anni. Con Ale quindi, sono dovuta partite da zero.

Il nostro punto zero è stata la geometria. Per prima cosa abbiamo affrontato il discorso delle forme geometriche: cerchio, quadrato, rettangolo e triangolo. Ho preso come riferimento la veduta di un paesaggio e ho chiesto ad Ale cosa vedeva

Delle foglie e delle forme… dei rettangoli. Una torre!

mi risponde Ale un pò annoiato
Come potete osservare dalla foto, mi sono aiutata con un foglio di carta e una matita. Ho disegnato una casa, come la riproducono i bambini: un quadrato e un triangolo per la facciata; un rettangolo e un parallelogramma, o rettangolo inclinato, per la visione laterale (non in prospettiva!). Solo dopo aver visto il mio disegno Ale ha capito che quelle forme che sembravano messe a casaccio in realtà erano edifici. 

Osservate queste tre immagini: direste che è lo stesso soggetto?

La ricerca della geometria si ritrova anche nelle figure umane. Lo dimostrano i tre dipinti che ritraggono Olga, amante di Picasso, il cui volto, nell'opera di destra (ultima per esecuzione cronologica, 1935) è ridotto ad un triangolo animato da due cerchi ad indicare gli occhi.

La deformazione dei volti, la loro destrutturazione, l’abbiamo affrontata davanti al quadro con il quale Picasso segna l’inizio della sua rivoluzione artistica che scatenò parecchio sdegno quando egli lo mostrò al pubblico: “Les demoiselles d’Avignon” 1907.

Vi svelo una curiosità.

Pare che in origine il quadro si intitolasse “Le Bordel d’Avignon” e che fu tramutato in quello che tutti conosciamo per volere del gallerista che espose per la prima volta l’opera, per renderlo un pochino meno scandalosa.

Cosa salta all’occhio in questo dipinto? Gli strani volti delle due donne di destra. Ale prende la maschera e se la mette davanti al viso, mi guarda e fa lo sciocco:

“Sembra che quelle signore si siano messe una maschera sulla faccia, mamma” . Gli dico di sì, che ha ragione e gli spiego che sono delle maschere africane. “Come quelle di Carnevale?” dice lui. Rispondo di no e provo ad accennargli il fatto che sono maschere che arrivano da lontano che si mettono gli africani durante i riti religiosi. “Chi sono gli africani mamma?”. Taccio. Aiuto!!!

quando mi dite che sono brava. No, non lo sono!

Qui è evidente che per Picasso ormai la realtà non poteva più essere riprodotta alla vecchia maniera. La pittura doveva essere capace di cogliere la terza dimensione. I corpi di queste figure femminili sono massicci per evidenziarne i volumi che, insieme alle maschere, sono i veri protagonisti dell’opera.

Tutta la potenza rivoluzionaria dell’artista è racchiusa all’interno della sua tela più famosa: “Guernica”. Realizzata intorno al 1936-’37 rappresenta il bombardamento della città di Guernica durante la guerra civile spagnola. Quando Ale la osserva mi fa notare che anche lui è capace di disegnare come quel signore… Sorrido e gli chiedo di mostramelo, lui acconsente e si mette all’opera.

Il bambino disegnato da Ale
La riproduzione di Guernica che trovate sul libro e che evidenzia la sue dimensioni enormi
Un dettaglio dell'opera di Picasso.

Resto di stucco quando osservo il disegno di mio figlio e lo accosto alle figure rappresenta da Picasso: le mani sono estremamente simili. Glielo faccio notare e lui si inorgoglisce.

In diverse occasioni Picasso affermò la sua volontà di dipingere come un bambino, spogliandosi dei preconcetti e delle influenze entro le quali la mente di un adulto è rinchiusa.

“A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”

Picasso docet

Carico del complimento che gli ho appena rivolto mi “legge” l’opera che ha davanti a sé, notando, nel marasma della composizione, il gruppo compositivo formato dalla rappresentazione del toro e poi dalla mamma col bambino. Provo a contestualizzarglielo puntando la sua attenzione sulle espressioni di paura, terrore e angoscia che queste persone provano e che possiamo leggere nelle loro bocche aperte e nelle braccia spalancate verso l’alto. La tragicità dell’evento è sottolineata anche dalla scelta cromatica, basata esclusivamente sui toni del nero, del grigio e del bianco. Osserviamo la spinta verso sinistra che i personaggi hanno. Scappano. Corrono via dal pericolo. Gli piace.

Un altro aspetto che caratterizza l’arte cubista che abbiamo affrontato è quello della prospettiva multipla; i cubisti raffigurano le cose sotto diversi punti di vista. La chitarra, ad esempio (elemento ricorrente in molte opere di Picasso e Braque), è contemporaneamente raffigurata di fronte, di lato, da sotto e da sopra, risultando allo spettatore così frammentata da non essere quasi più riconoscibile.

“Guitare (J’aime Eva)” 1912

“Ritratto di Marie-Therese Walter con ghirlanda” 1937

La prospettiva multipla è un concetto un pò difficile da spiegare a parole ma più semplice da comprendere se avete sottomano un’ immagine come quella del ritratto a Marie-Therese Walter. Osserviamo il volto: gli occhi sono raffigurati come se la persona dipinta fosse di fronte a voi; il naso, la bocca e l’orecchio sono visti di profilo. La capigliatura, invece, sembra essere addirittura di 3/4. Aiutate i vostri figli a leggere il dipinto prendendo il vostro volto come metro di paragone. Vedrete che sarà molto semplice per loro capire cosa significa prospettiva multipla e sarà molto divertente stare a sentire le loro osservazioni.

Alla domanda: “Allora Ale, adesso che conosci Pablo Picasso, cosa pensi del cubismo?” Lui mi risponde: “Questo signore mamma aveva bisogno di un paio di occhiali e non lo sapeva!”

Molto bene! 🙂

Con questa super perla di saggezza del mio Ale vi saluto e spero che l’articolo vi sia piaciuto ma più di tutto spero di avervi fatto conoscere un pochino di più Picasso e le sue opere e aiutarvi a farle comprendere meglio anche ai vostri bambini.

Un abbraccio e alla prossima!

Federica alias @lacritichina

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