Tortartè. Ma la torta di che artista è?

Oggi scrivo un articolo che non ha l’ambizione di essere una recensione bensì vuole essere uno stimolo per farvi conoscere un libro che sicuramente non comprereste mai per voi.

Perché no? Ve lo spiego più avanti, partiamo dall’inizio.

“Tortartè” è un albo illustrato senza parole, quindi quello che in gergo si definisce un silent book.

Io l’ho scoperto proprio per caso, mentre cercavo dei libri da prendere in prestito in biblioteca per il mio Ale.

La mia idea era quello di leggerlo con lui ma, ad una visione più attenta, mi sono accorta che Tortartè è in realtà indirizzato ad un pubblico adulto e, lasciatemelo dire, un pochino esperto in materia artistica.

La storia è molto semplice e racconta del quadro della signora Scodinzoli che è appena stato rubato e mostra l’inseguimento da parte di un folto numero di personaggi che, per acciuffare il furfante, attraversano scenari fantastici ricchi di riferimenti artistici.

Qui sta il bello: cogliere i segnali che l’illustratore ci lascia per capire a quale artista e a quale opera fa riferimento.

Alcune volte è molto semplice capire il rimando, altre un pochino meno. Anche per una mente allenata come la mia! Lo ammeto!

In questa vera e propria caccia al tesoro al lettore viene dato un aiutino nelle due pagine iniziali (e finali) dove troviamo una sorta di legenda. A ciascuna immagine è associato il nome dell’artista a cui fa riferimento.

La “legenda” che potete trovare all’interno del libro.

Mi piacerebbe decifrarvi uno scenario in particolare. Vi va?

Si tratta della sala del museo attraverso la quale passa correndo la combriccola che tenta di acchiappare il ladro.

Ecco la sala del museo così com’è raffigurata nel libro “Tortartè”

Qui sono esposte alcune opere d’arte, un paio di pittori sono al lavoro, delle ballerine rallegrano l’ambiente e una domestica sistema dei fiori su un tavolo apparecchiato.

Osserviamo meglio la scena e aiutiamoci dividendo l’immagine in frammenti. In questo modo sarà più facile procedere alla lettura delle opere nascoste.

Frammento numero 1

Entriamo all’interno del museo passando attraverso queste ampie aperture ad arco attraverso le quali si intravede un paesaggio tortuoso e colorato.

Che artista è?

Non ci sono dubbi. Si tratta di Edvard Munch e del suo celeberrimo “Urlo”.

E’ vero, manca la figura in primo piano che con il suo urlo straziante inonda tutto il paesaggio circostante fino a farlo muovere, ciononostante dovete ammettere che lo zampino dell’artista espressionista norvegese è immediatamente riconoscibile.

Lascia che ti spieghi a parole mie cos’è l’Espressionismo.

Si tratta di una corrente artistica che pone in primo piano la rappresentazione delle emozioni e dei sentimenti dell’artista. Il mondo viene raffigurato attraverso la lente emotiva del pittore, perciò essa potrà essere più o meno naturalistica a seconda degli stati d’animo che l’artista sta provando in quel momento.

3 curiosità su quest’opera:

– Munch dipinse 4 versioni de “L’urlo”

– La versione realizzata a pastello fu venduta all’asta nel 2012 per 120 milioni di dollari, battendo qualsiasi record di vendita fino a quel momento;

– “L’urlo” esposto al museo di Oslo fu rubato due volte (nel 1994 e nel 2006).

Proseguiamo nella lettura procedendo da sinistra verso destra e passiamo ora al secondo frammento.

Frammento numero 2

Nella sala è stato allestito un tavolo da pranzo e una domestica è intenta a sistemare gli ultimi dettagli. La tovaglia è rossa e decorata così com’è anche la parete contro la quale si staglia.

Che artista è?

Un aiutino ci viene fornito dalla legenda che ci mostra la fruttiera tenuta dalla donna come elemento che fa riferimento a Henri Matisse.

Nello specifico si tratta di un’opera celebre dell’artista post impressionista e cioè della “Stanza rossa” o “Armonia in rosso” del 1908.

Matisse era uno degli esponenti del gruppo artistico dei Fauves (le Belve, in italiano).

A loro va il merito di aver anticipato alcuni temi che saranno ampiamente trattati dagli artisti espressionisti, come ad esempio l’utilizzo anti naturalistico del colore.

Nell’opera di Matisse troviamo gli stessi elementi citati in “Tortartè”: la figura femminile vestita in bianco e nero e con i capelli raccolti intenta a sistemare la fruttiera sul tavolo; gli stessi elementi presenti sulla tavola sono identici; la tovaglia rossa dello stesso rosso della parete di fondo, entrambe poi riccamente decorate con motivi naturalistici.

In “Tortartè” mancano le due sedie impagliate e la finestra che si apre su di un giardino fiorito. Per il resto direi che la citazione artistica è pari pari all’originale. Non trovate?

Frammento numero 3

Avanzando nella nostra “caccia al tesoro” scorgiamo che appeso al muro c’è un dipinto a figure geometriche che è incorniciato da una tendina bianca sulla quale sono raffigurati degli omini neri.

Le citazioni artistiche sono due in un colpo solo: il quadro a motivi geometrici è ispirato all’arte di Piet Mondrian mentre la tendina a Keith Haring.

Due artisti così diversi tra loro vengono associati in modo insolito in “Tortartè”.

Piet Mondrian (1872-1944) è stato un pittore olandese e fu l’ideatore di una nuova corrente artistica: il Neoplasticismo.

Era convinto che per giungere alla vera essenza delle cose bisognasse spogliare la realtà del superfluo. Parla di sublimazione della forma.

Ecco perché i suoi quadri maturi sono per lo più griglie regolari di rettangoli e quadrati colorati con i soli colori primari: rosso, blu e giallo. Intravvediamo qua e là i colori non puri: il nero e il bianco e le sfumature di qualche grigio.

Keith Haring (1958-1990) è stato un grandissimo street artist.

Uno dei motivi ricorrenti delle sue opere sono quelli che lui stesso definisce i radiant boys.

Li ripete all’infinito e in tutti i modi: li fa interagire tra loro, li intreccia, li lascia in bianco e nero o li colora.

Essi diventano il segno distintivo della sua arte.

Cos’è la Street Art?

Letteralmente parliamo di arte di strada, o arte urbana. Gli street artists sono convinti che l’arte debba essere sempre fruibile e che la sua fruibilità debba essere una prerogativa per tutti.

Non siamo più chiusi all’interno delle mura snob dei musei e camminando, mentre andiamo al lavoro o usciamo per andare a prendere i bambini a scuola, possiamo imbatterci in qualcuna di queste manifestazioni artistiche.

La Street Art spiegata a modo mio

Non è finita qui. Nel terzo frammento che stiamo analizzando potete constatare che la corsa all’inseguimento del ladro volge verso quella che sembra essere una stazione di benzina.

Non si tratta di un riferimento a caso e anche questa volta l’ingegnosità dell’illustratore di questo bellissimo albo ci stupisce portandoci all’interno del mondo nostalgico di un altro grande della pittura: Edward Hopper.

Vediamo insieme di quale opera di Hopper si tratta.

“Gas” è il titolo di questo dipinto che l’artista realizza nel 1940 e che raffigura una pompa di benzina di una qualunque cittadina americana.

Con Hopper parliamo di una pittura che si chiama Realismo americano. Occhio però a non farvi ingannare dal termine realismo poiché di realistico i suoi quadri hanno ben poco.

Hopper dipinge soggetti reali: persone (poche) inserite in ambientazioni vere, certo, ma immerse in un’atmosfera tutt’altro che oggettiva bensì completamente soggettiva. L’artista pur raffigurando il vero dipinge ciò che sente e prova.

Ecco perché i suoi quadri sono sempre permeati da questo senso di straniamento, solitudine e nostalgia. Un leggero velo di malinconia traspare anche quando le scene rappresentate non tradiscono nulla di oggettivamente triste.

Secondo me questa è la vera forza della pittura di Hopper.

Proseguendo nella “lettura” della nostra immagine troviamo citazioni dei grandi:

  • Salvador Dalì e il suo meraviglioso “divano bocca” ispirato ad un’attrice famosa,
  • Henrie de Touluse Lautrec e il mondo frizzantino delle ballerine di can can dei locali parigini di fine ‘800,
  • Henry Moore famoso per le sue sculture reclinate che somigliano più a dei paesaggi che a delle persone.

Onestamente credo che questo libro sia uno dei più belli a cui io mi sia mai approcciata. Se siete amanti dell’arte vi consiglio vivamente di darci un’occhiata perché Tortartè merita davvero!

Un abbraccio a tutti voi e buona lettura!

Federica.

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